giovedì, 28 febbraio 2008

Eccomi di ritorno da una lunga trasferta tra Milano e Bologna. Eccomi tornata come nuova, con una sensazione stranissima...finalmente dopo anni e anni all'università pare che io ce l'abbia fatta a laurearmi!! Me ne sono davvero resa conto solo dopo aver discusso (si fa per dire discusso perchè sono stata meno di 5 minuti a parlare) la tesi, quando mi hanno fato uscire e poi rientrare e mi hanno fatto stare in piedi davanti alla commissione, anzi davanti al Presidente che mi ha detto "...per i poteri che mi sono stati conferiti la dichiaro Dottoressa in Scienze Politche..." Ecco li ho pensato "cazzo mi sono laureata!!" E non capivo nulla ero frastornata dalla tensione che mi attanagliava da più di 24 ore, dalla stanchezza, dalla confusione di persone intorno a me che mi dicevano brava brava e io pensavo "eh brava sto cazzo ci ho messo 10 anni!!!" ahahahah Beh comunque è andata è finita. La sensazione immediata è stata di leggerezza e libertà, certo ancora faccio fatica a pensare che non devo riaprire i libri. Alcune mattine mi sveglio e penso vabbè sarà il caso che mi metta a studiare...così per non perdere l'abitudine!! Adesso è l'ora dei festeggiamenti e dato che il percorso è stato lungo i festeggiamenti non possono essere da meno no?!!

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martedì, 05 febbraio 2008

Pe pe pepepe ho finito gli esami....pe pe pepepe!!!!
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domenica, 03 febbraio 2008

31/1/2008 (20:49)
La libera repubblica del Barba
Un incendio devasta Giancarlo il locale dei Murazzi simbolo della Torino sghemba notturna e stralunata
GABRIELE FERRARIS
TORINO

Per niente facili, uomini sempre poco allineati... Non sono un questurino, e dunque, per mia straordinaria e inconsueta fortuna, non ho bisogno di prove, testimonianze e riscontri oggettivi.
Senza prove, testimonianze o riscontri oggettivi, so, come sa qualsiasi cittadino della Libera Repubblica dei Murazzi, che Giancarlo paga il prezzo della sua libertà. I questurini faranno il loro lavoro, e ci diranno – spero – se i tristi personaggi che ieri mattina hanno creduto di spegnere un sogno accendendo un fuoco fossero istigati da odio politico – possibile: Giancarlo è sempre stato orgogliosamente dalla parte sbagliata, perché meno comoda, perché appunto mai allineata – oppure da loschi interessi – altrettanto possibile: sulla Libera Repubblica dei Murazzi si allungano le avidità e le protervie di impunite illegalità – o ancora dall’infantilismo idiota di chi fa il male per noia, per rabbia, per spregio verso ciò che è bello e in quanto bello istiga il rancore di chi vive nel brago e in quel brago vorrebbe trascinare l’universo mondo. Sui Murazzi – su ciò che rappresentano - molto s’è detto; e le opinioni sono discordanti. Però il locale che per la burocrazia è il «Circolo Amici del Fiume», ma che per chiunque è “Giancarlo” e basta, è speciale.

Per un certo mondo, per una certa cultura, è un simbolo. Voglio dire: se tu nomini Torino lontano da Torino, alcuni diranno: «Ah, sì, la città della Fiat»; oppure «Ah sì, la città della Mole». Altri citeranno la Juventus, o il Toro. Oppure, a seconda della propria visione del mondo, penseranno al Museo Egizio o ai Giandujotti, a Gozzano o ai Subsonica, al Risorgimento o a Pavese, alla Sindone o al Film Festival. Dipende. Sono simboli, comunque, che identificano un posto, un luogo non soltanto geografico, ma mentale, culturale.

Per il mondo sghembo, stralunato, notturno, dei musicanti e degli artisti, dei giovani e degli acchiappanuvole, Torino significa Murazzi; e Murazzi significa Giancarlo. Sotto le volte di quel locale annidato al fondo del lungopò sono passati uomini e storie; e lui, Giancarlo Cara, sardo più torinese di molti torinesi, li ha accolti, nascosto dietro la barba ogni anno più bianca, sempre scontento di come vanno le cose, epperò duro come un macigno, inamovibile. Da Giancarlo, quando la notte fonda diventa mattina presto, c’è sempre tempo per un’ultima ciancia, con l’ultimo tiratardi. Da Giancarlo approdano tutti, prima o poi: da Vinicio Capossela che non riesci a riportare in albergo – e poi scrive «Il tanco del Murazzo» – al fattone disperato; dagli scrittori giovani e bravi agli impiegati in cerca di trasgressioni; dai musicisti della città che adorano «l’uomo col cappello» (così per sempre chiameremo Giancarlo, complice la canzone dei Mau Mau) a tutti i «senza» della vita: i senza fissa dimora, i senza fissa occupazione, i senza senso comune.

Qualcuno non sarà d’accordo: ma non importa, sono convinto che chi ha bruciato il locale di Giancarlo ha attentato a un frammento della nuova identità torinese. Ora, l’importante è non dargliela vinta. Quel posto dovrà riaprire. Presto. Ci vediamo da Giancarlo, prima o poi.



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